Project.Ren

05.09

Ha appena smesso di piovere. Il cielo perlaceo riflette la luce da sopra le nubi. 

Ieri sera ho detto basta, che non potevo andare avanti su questo binario, che è inutile provare a documentare la vita tramite social istantanei pubblicando foto o facendo video nei quali sono più preoccupata a stringermi e posare per somigliare meno a ciò che sono che preoccuparmi dell'ambiente che mi circonda. Ho letto un libro qualche settimana fa: la protagonista si faceva prescrivere un sacco di pillole e passava quasi un anno e mezzo a dormire. Non che voglia qualcosa di simile anche se non posso non ammettere di averci pensato ma è anche tempo di ridare alla mia voce narrate il suo medium di trasmissione. Potrei fare questo percorso da sola o potrei farlo sforzandomi di raccontarlo per i posteri o per voi cari lettori che esistete solo nell'universo bislacco della mia mente dove pur non scrivendo più posso vivere di questo, come Carrie Bradshaw, Diane Nguyen, Jessica Fletcher, Richard Castle e Jimmy Shive-Overly. Come tutte le fantasie che albergano incontrastate nella nostra mente e che non vedranno mai la luce del giorno, esse possono però permetterci di mantenere viva la speranza, la fiammella del sogno, del desiderio, quel piccolo bagliore che permette ai sogni di non morire mai. Spesso decidiamo di trascorrere la nostra vita vicino qualcuno che in quel settore di nostro interesse sguazza e, tramite i suoi racconti, di vivere in modo vicario, proiettando noi su loro, quello sprazzo di vita dorata e fantastica che la nostra Shangri-La richiama in noi.

L'insicurezza ha da sempre bloccato le mie azioni. Mai abbastanza, mai all'altezza. L'odio che per anni ho covato dentro di me, riversato su di me, è come un pozzo senza fondo: mi guardo riflessa sulla superficie dell'acqua che inghiotte il mio spirito lasciando solo un altro guscio vuoto al posto della persona che sono e che potrei essere. Mi sono data un limite: se è vero che ventun giorni bastano per creare un'abitudine, userò il resto del mese di settembre per ricrearmi a nuovo perché i ritagli di vita che mi sono incollata adesso per simulare un abito nel quale entrare, per creare un'apparente soddisfazione iniziano a starmi stretti e devo cambiare prima che qualcuno si accorga che ciò che indosso da una vita altro non sono che i vestiti nuovi dell'imperatore. 

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